In seguito alla nascita di un bambino, la vita dei genitori subisce un forte stress e un forte cambiamento. In alcuni casi può accadere che si presenti la depressione post partum, una condizione che causa sofferenza e impedimenti sociali e lavorativi. Si verifica sia nelle madri sia nei padri. Questo articolo discuterà in che modo il disturbo si manifesta nelle madri, se si vuole conoscere di più riguardo la condizione dei padri affetti di depressione post partum, cliccare qui: https://wordpress.com/post/ciocheleanimeprovano.wordpress.com/97

Saper interpretare le proprie sensazioni e reazioni psichiche dopo la nascita del bambino è fondamentale per capire se si sta attraversando la “baby blues” o se si tratta di una vera depressione post partum, da sottoporre all’attenzione del medico e da trattare in modo specifico.

L’espressione inglese baby blues significa letteralmente “bambino triste”, ma viene utilizzata per indicare un disturbo fisiologico legato alla produzione di ormoni che si presentano nella fase di normalizzazione del corpo e dell’allattamento. Il cambiamento ormonale influenza lo stato d’animo della neomamma che prova un senso di inadeguatezza, irritabilità, tristezza inspiegabile, disturbi del sonno, ansia, nervosismo e difficoltà di concentrazione.

A differenza della depressione post partum, che è un problema di salute pubblica di notevole importanza, il baby blues è un disturbo transitorio, di breve durata. I sintomi compaiono nei giorni immediatamente successivi al parto e possono persistere per 1-2 settimane, migliorando gradualmente senza la necessità di ricorrere a terapie specifiche. Segnalare al medico i sintomi del baby blues è, comunque, importante perché non è esclusa una possibile evoluzione verso la depressione post partum.

La depressione post partum rappresenta un problema di salute pubblica di notevole importanza, se si considerano la sofferenza soggettiva della donna e dei suoi familiari, nonché le limitazioni e i costi diretti e indiretti dovuti alla compromissione del suo funzionamento personale, sociale e lavorativo.

A causa di fattori culturali e sociali, le donne possono non raccontare volontariamente i sintomi della depressione: quante volte si sente dire che basti guardare il proprio bambino per far passare tutto?  La depressione post partum (DPP) o depressione puerperale è un disturbo che colpisce, con diversi livelli di gravità, dal 7 al 15% delle neomamme ed esordisce generalmente tra la 6ª e la 12ª settimana dopo la nascita del figlio.

Sebbene ogni donna sia a rischio, si ha più rischio se si verificano questi avvenimenti: una precedente Baby blues; una precedente diagnosi di depressione; una storia familiare di depressione; presenza di stress significativi durante la vita, mancanza di sostegno emotivo o finanziario da parte del partner o dei membri della famiglia; storia di cambi di umore temporalmente associata ai cicli mestruali o con l’uso di contraccettivi orali; esiti ostetrici problematici in corso e precedente o continua ambivalenza relativa alla gravidanza in corso.

Il rischio di recidiva di depressione post partum è di circa 1 su 3-4.

I sintomi della depressione post partum sono i seguenti

  • Profonda tristezza e sconforto per gran parte della giornata, non giustificati da eventi specifici rilevanti;
  • Sensazione di non avere energia e di non essere in grado di accudire il bambino;
  • Perdita di interesse nelle attività abituali e incapacità di trarre piacere da circostanze o situazioni di norma stimolanti e gradevoli;
  • Forti oscillazioni del tono dell’umore e pianto immotivato, in più momenti della giornata;
  • Desiderio di isolamento dai familiari, compreso il bambino;
  • Variazioni dell’appetito, con conseguente significativa perdita/aumento di peso (oltre 5 kg), non legate a diete o malattie specifiche;
  • Difficoltà ad addormentarsi o a dormire a sufficienza (sonni agitati o risvegli precoci) oppure aumento del bisogno di dormire, anche durante il giorno;
  • Agitazione e ansia o, al contrario, rallentamento dei riflessi;
  • Irritabilità o frustrazione;
  • Tendenza ad affaticarsi molto anche dopo attività non particolarmente impegnative;
  • Calo dell’autostima e della fiducia nelle proprie capacità; senso di colpa persistente e immotivato, soprattutto nei confronti del bambino;
  • Diminuzione delle capacità di concentrazione e dell’efficienza intellettiva; difficoltà a prendere decisioni anche poco importanti;
  • Calo del desiderio sessuale (anche dopo il periodo fisiologico del post partum);
  • Pensieri di morte ricorrenti;
  • Problemi fisici privi di cause riconoscibili e che, spesso, non rispondono alle terapie di norma utilizzate per contrastarli (dolore articolare, mal di testa, crampi addominali, disturbi digestivi, vertigini ecc.);

Per poter parlare di depressione post partum devono essere presenti due o più di questi sintomi (in particolare, il calo del tono dell’umore e dell’autostima, l’ansia e i sentimenti negativi nei confronti del bambino) a un’intensità tale da compromettere un accettabile livello di benessere psicofisico e l’esecuzione delle attività abituali.

La diagnosi precoce e il trattamento della depressione post partum migliora gli esiti per le donne e il loro bambino.

Oltre al baby blues e la depressione post partum, si può verificare, in seguito all’arrivo di un nuovo bambino, anche la psicosi post partum, una condizione patologica rara, la cui incidenza si aggira intorno allo 0.2% e che insorge nelle prime 4 settimane dal parto.

Le donne che ne soffrono presentano stati di grande confusione e agitazione, gravi alterazioni dell’umore e del comportamento, spesso allucinazioni e deliri.

Le incertezze riguardanti la sua definizione e la classificazione hanno probabilmente impedito di raggiungere conclusioni coerenti sulla sua fisiopatologia e gestione. Tuttavia, essa rappresenta un’opportunità unica per la psichiatria: in nessun altro caso è possibile definire in modo preciso il momento di insorgenza della malattia. Il rapporto stretto e specifico con il parto offre la possibilità di prevenire e, più in generale, meglio comprendere gli effetti degli ormoni e del sistema immunitario sul cervello.

La neomamma in preda alla psicosi avverte un profondo malessere in cui si mescolano ansie legate alla propria presunta incapacità e vissuti persecutori e viene personificato spesso nel bambino che ha scatenato la crisi: ciò crea le condizioni per un suicidio o per un infanticidio. L’aspetto più “caratteristico” della psicosi post partum è quindi la perdita del senso di realtà (che impedisce alla neomamma di chiedere aiuto anche se si sente in difficoltà, perché percepisce che tutti ce l’hanno con lei) e le fantasie riguardanti il piccolo (un demone, un messia, o il bambino scambiato di un’altra donna). La psicosi insorge più frequentemente quando c’è una familiarità per disturbi quali schizofrenia o psicosi maniaco depressiva.

Queste convinzioni possono portare la madre angosciata a commettere un suicido per sfuggire al male, o all’infanticidio, per liberare il bambino da un futuro di sofferenze. Date le possibili conseguenze è indispensabile un invio tempestivo alle strutture mediche che forniscano supporto psichiatrico e psicoterapico. Se trattata tempestivamente e in modo adeguato, la prognosi a breve termine è promettente. Tuttavia, il rischio che insorga una malattia invalidante che dura per tutta la vita e quello di una recidiva in seguito alla successiva gravidanza, sono elevati.

FONTI:

https://www.harmoniamentis.it/approfondimenti/i-sintomi-della-depressione-post-partum-da-non-trascurare/

https://www.msdmanuals.com/it-it/professionale/ginecologia-e-ostetricia/assistenza-al-post-partum-e-disturbi-associati/depressione-post-partum

https://www.burlo.trieste.it/content/salute-mentale-gravidanza-post-partum

Paola Sangiovanni

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